mercoledì 19 settembre 2018

Il moralismo laico di Alessandro Di vicino Gaudio

Gaudio vive l'arte con un occhio critico nei confronti della società. Le sue opere sono brevi narrazioni, dei moniti, mai dei sermoni. Lapidario quanto basta per riconoscersi nelle proprie radici di streetartist; un genere d'espressione artistica che nasce nel secolo scorso che ora, sdoganato dalla sua lunga storia, diventa accademico. Un accademismo ben articolato in più generi, correnti e scuole.
Il tratto veloce che rasenta lo stencil senza mai avvicinarcisi, un bianco e nero che solo di recente è stato mitigato da cromatismi che rimandano alle origini dei graffiti più classici: i tag e le calligrafie, che sono diventati le note distintive del suo lessico.
Gaudio ci narra storie, e le storie sono il suo fare arte; un arte narrativa. Le sue sono sempre storie in ambito sociale, spaccati critici dei nostri comportamenti. Non sono mai narrazioni di singoli individui riconoscibili per loro particolare condotta. I suoi soggetti sono archetipi della collettività. La sua critica potrebbe essere il frutto di un moralismo non confessionale. Il suo dovrebbe essere definito un moralismo laico. Un moralismo che si distingue da quello religioso in quanto tollerante verso la devianza dai dogmi. Un moralismo che non impone divieti, come fa il moralismo religioso che si scaglia contro, e indifferentemente, sia al "malum in se" che al "malum prohibitum".
Nella mostra presso lo Studio Bolzani Gaudio, con la sua narrazione per immagini, Di Vicino Gaudio prende spunto da  alcuni principi, i vizi capitali, per traslarlì dai comportamenti dei singoli a quelli della società in generale e così facendo il suo giudizio non censura il comportamento dei singoli ma ricerca le radici sociali di questi mali.