sabato 23 novembre 2019

Il triangolo semantico

Per spiegare il modo con cui un'opera d'arte comunichi si sono applicate numerose menti. Io credo ci si possa fermare anche a riflettere su questo pilastro:
Il segno è qualcosa che sta per qualcos'altro, per qualcuno, in qualche modo.
Il relativismo che si solleva con questo assunto ci porta a pensare che il detto talmudico ripreso da Anais Nin: "Noi non vediamo le cose come sono, vediamo le cose come siamo" sia sempre più attuale e condiviso.

lunedì 16 settembre 2019

Per un etica dell'arte

Possiamo chiedere un po' di decenza per non svilire istituzioni culturali di alto profilo come la Biennale di Venezia?
Se la simonia portò grande sconquasso in una istituzione come la Chiesa Cattolica, fenomeni analoghi si assistono da anni nel settore delle arti visiva senza che un Savonarola si scagli con sufficiente livore contro la decadenza dei costumi.
Purtroppo Napoleone III con la sua lungimirante e scellerata decisione di aprire il "Salon des Refusés" aprì la strada, un lungo percorso per fortuna, fino a quello che oggi sembra essere lo slogan degenerato post avanguardie storiche: "questo lo so fare anch'io, lo faccio e lo espongo in Biennale".
Infatti ricevo periodicamente messaggi che ne sono la logica conseguenza:


Appare evidente che "Se vuoi, puoi", anche se per far posto a tutti si deve aspettare il proprio turno come alla toilette.
Ma pagando ti puoi mettere in coda e lasciare la tua traccia in un prestigioso padiglione del luogo sacro per l'arte moderna, espressione del proprio tempo da oltre un secolo. Non solo, ma ottieni anche dei punti fedeltà accumulando sconti come in un supermercato, il "supermercato della Fama", un fenomeno simoniaco lampante e palese per chi dell'arte ha un'idea di sacralità.


Per non parlare poi dei ricchi cotillons che puoi racimolare nei tuoi personali memorabilia da mostrare a parenti e amici adulatori.
Basta avere un po' di soldi e la foto ricordo allieterà il salotto buono di casa sotto al migliore dipinto. Un altarino auto celebrativo che da un ulteriore spintone alla serietà della categoria. Diplomi, foto con strette di mano e abbracci di personaggi famosi che si prestano prezzolati a diffondere benedizioni.

O tempora, o mores 

domenica 30 giugno 2019

Può il decostruttivismo essere considerato la chiave di lettura di tutta l'arte moderna?

Può il decostruttivismo essere considerato la chiave di lettura di tutta l'arte moderna?

Vediamo, ... ma forse si. Partiamo da alcuni esempi.


Andy Warhol decostruisce la propria società, la società dei consumi, quell'American Way of life in cui i suoi genitori si sono proiettati da immigrati, viene presa, smontata nei suoi simboli iconici e ricostruita in una moltiplicazione sgargiante di immagini senza mezzi toni, di forte connotazione grafica.
Warhol fa a pezzi il suo mondo, ne prende i brandelli e i brandelli diventano icone, feticci. I feticci quindi si moltiplicano all'infinito.
Andy Wahrol opera così una decostruzione sia semantica che topica nello stesso tempo.

L' esempio della decostruzione semantica l'attua astraendo l'immagine-segno dal significato comune e dandole regole nuove, trasformandola così in altro.
La banconota da $1, per esempio. Oppure la sedia elettrica.
La decostruzione topica l'attua quando riproduce delle scatole di
detersivo per collocarle in una galleria. Una decostruzione già operata in passato da Duchamp e la sua fontana.

E questo processo astrazione semantica e ricollocazione topica lo porta avanti fino alle ultime opere del Vesuvio e dell' ultima cena.

Tutto il suo lavoro parte da questo schema creativo semplice e meccanico. Un meccanismo un po' autofago dove l'originalità si stempera nella serialità, e la serialità stessa diventa essa stessa atto creativo. Non sarebbe un'opera di Wharol se non fosse moltiplicata identica e nelle sue varianti. E anche qui la decostruzione opera il suo ruolo: l'originalità, che per antonomasia si dovrebbe applicare all'unicità, qui si manifesta nella sua serialità. Wharol genera il proprio mondo con le proprie regole, ed in ciò risiede il suo valore artistico.

Ma questa sua produzione si auto demolisce quando cerca di rappresentare la realtà oggettiva. Questo intento lo introduce nei suoi film. "Building" o "Sleep", sono la realtà riportata in video: camera fissa e tempo reale. Nessun intervento artificiale esterno. Nessun movimento di macchina. Nessun taglio. La realtà si dipana sotto gli occhi dello spettatore. Nessun atto creativo se non nell'azione taumaturgica dell'idea dell'artista che genera l'opera.
Un po' come Piero Manzoni che con "Fiato d'artista" e "Merda d'artista" ci dice che è l'artista a fare un opera un opera d'arte; e
questo concetto lo sottolinea quando in galleria firma i visitatori rendendoli opere d'arte. Così come Rotella che a Carla Lonzi confessa il
potere magico delle sue mani che strappando la carta dei manifesti, rivela l'opera che vi si cela. E solo le sue mani d'artista hanno il potere di dare valore artistico a quanto si trova stratificato naturalmente sui muri delle nostre città.

In questi giorni un altro americano ci da una nuova versione di un processo di decostruzione: Jef Koons.
Se Wharol decostruisce scientemente il consumismo, Koons lo fa con qualcosa legato all'infanzia, ai giochi gonfiabili dei bambini. Lo schema del suo lavoro creativo non è dissimile da quello di Wharol: astrazione dell'immagine segno e ricollocazione topica in un contesto museale.

Non che Oldenburg sia da meno in questo, anzi. La varietà dei soggetti di Oldenburg rendono questa modalità di lettura dell'arte moderna maggiormente palese Una decostruzione completa della realtà per portarcela davanti agli occhi ricostruita a propria immagine.


Ma andando avanti potremmo trovare tanti altri riferimenti di decostruzione, il grimaldello con cui penetrare nei meandri della creatività e del linguaggio degli artisti.



martedì 21 maggio 2019

Long-term thinking

Non la conoscevo E ora la conosco. Si tratta di una fondazione. Una fondazione che pensa in grande e in lungo. Pone le basi stesse della civiltà umana per i prossimi 10.000 anni, o almeno ci pone davanti alla costruzione oggi di un domani che non sarà certamente nostro, nè di quello che noi attualmente conosciamo.
Una cosa ambiziosa se si pensa ai piani quinquennali dell'Unione Sovietica o della Cina. Ars Longa vita brevis dicevano gli antichi. Ora c'è qualcuno che questo detto l'ha preso alla lettera e sta programmando un nuovo umanesimo in un lasso di tempo ben più lungo della sua stessa vita e della vita stessa delle Nazioni e della società che noi conosciamo.

Chi mi ha fatto conoscere questo ambizioso progetto è un artista geniale: Brian Eno.
Dopo essere stato uno dei leader del gruppo Roxy Music, siede oggi nel board di una fondazione che si pone come obiettivo il miglioramento della società in cui si vive e in cui, soprattutto, si vivrà in futuro: The Long Now Foundation 
Un approccio veramente rivoluzionario, visto che noi viviamo in una società fondata prevalentemente sul concetto distorto di "qui ed ora", dove il "qui ed ora" non è quello di Alan Watts,  ma è prevalentemente inteso come una soddisfazione immediata di un bisogno egoista ed egocentrico. Oggi prevale una forma di opportunistica interpretazione del "qui ed ora" che non permette di  vedere le conseguenze delle proprie azioni proiettate nei tempi futuri. Vivere l'oggi per l'oggi è comodo anche se miope.
La fondazione si pone quindi degli obiettivi di grande rispetto ed ambizione. Farci pensare a lungo termine significa molte cose.

Se  il monito precedentemente dato poteva essere visto come un presuntuoso eccesso estenderlo così tanto, ben oltre lo scibile umano, come si pongono Eno e compagni, è qualcosa di grandiosamente artistico, utopico, è deliziosamente condivisibile.

Lunga vita a The Long Now Foundation . Accettiamo di buon grado questi illuminati pensatori.

giovedì 16 maggio 2019

Oggi è il passato del tuo futuro


Arrivati ad una certa età ci si accorge di vivere nel futuro del nostro passato. Sembra strano che ad una certa età ci si ricordi quando innumerevoli cose che ci circondano, e che sono oggi date per scontate, erano solo fantasie degne della narrazione di visionari scrittori di fantascienza. La società oggi, oltre ad avere una forma strutturale ben diversa da quella del passato, ha una ricchezza di gadget

Dick Tracy - Wikipedia

e di oggetti evoluti di cui si è persa la memoria dell'archetipo  originario, primitivo, che li ha originati. Ci vuole una certa età per accorgersene, ma ci vuole anche una certa memoria, ed un motivo, per ricercarne forme e contenuti.


Ma quale è la misura di una certa età  che ci vuole per vivere nel futuro del proprio passato?
Forse non si può dare una quantificazione certa a ciò: dipende da cosa si prende come riferimento del cambiamento. Un conto è la tecnologia, un'altro è l'arte, o l'estetica. Tutto cambia. "Pata rhei". Se uscissi ora con lo scontato e mai abbastanza ascoltato "Ars longa vita brevis" le reazioni potrebbero essere delle più disparate: qualcuno toccherebbe legno o ferro, qualcun altro scrollerebbe  le spalle con uno sbuffo, qualcuno lancerebbe uno sguardo di compassione. Così mi fermo qui, pur non credendo di aver esaurito i luoghi comuni sull'argomento, ma accontentandomi di aver detto abbastanza per inquadrare il problema del presente in termini di memoria, solo per introdurre il concetto di presente come prodromo del futuro, di cui il titoletto del post.

Ora potrei anche uscire con un'altra serie di pistolotti e luoghi comuni del tipo: "chi ha tempo non aspetti tempo" e così via, ma altri consigli, certamente migliori del mio,   sono stati dati in questo blog prendendo a prestito le esperienze di alcuni grandi come:
Stephen King,
Patti Smith,
David Byrne,
Carlos Cruz-Diez,
Yayoi Kuysama,
Marina Abramovic,
Ma sentendomi in obbligo di dare qualche altro consiglio a quanti hanno la pazienza di leggermi, esco con una paternale: "chi ha tempo non aspetti tempo".
Ora non aspettatevi un'altra caterva di luoghi comuni per sottolineare il concetto di "oggi" relativo al futuro. Spero non ci sia bisogno di proverbi, anche perchè vorrei andare un po' più in profondità; e  per farlo vorrei ricordare il concetto ben espresso da Sartre con il suo "progetto di vita".
Quello di "progetto di vita" è un concetto affascinante e degno di riflessione quotidiana per tutti. Tutti infatti dovrebbero pensarci almeno cinque minuti al giorno, magari la mattina, momento in cui ci si guarda allo specchio impastati dal sonno, un sonno che sia quel sonno proprio dei "giusti", o quello "ristoratore" non importa; oppure, se non siete allodole ma usignoli, i cinque minuti li potete trovare prima di abbracciare Morfeo. Sarebbero i cinque minuti meglio spesi della giornata, proprio quelli sottratti alle orazioni, che nella nostra società laica sono rimaste appannaggio solo di pochi, che tra le altre cose vengono guardati con diffidenza dai più. Sarebbe una meditazione materialista e poco mistica, ma altrettanto utile.
Si tratta di inserire, insomma, le nostre azioni nel quadro di un progetto più o meno strutturato, un qualcosa che non sia una vanvera. Dovrebbe essere un progetto composto di sotto progetti e che che viene a comporre a sua volta un macro progetto, che in qualche modo si compone del nostro personale e dei personali progetti di altri che lo incrociano, lo condividono e ne partecipano modificandone forma, percorsi relazionali e strategie, ma tenendone presente l'obiettivo finale. Quello per cui tutte le nostre azioni prendono senso e possono giustificare la nostra esistenza.
Una progettazione a blocchi, per dirla con una analogia informatica della programmazione a blocchi, se vogliamo vederla con un'immagine attualizzata. In qualche modo qualcosa che ha a che fare sia con la logica booleana che l'insiemistica. Qualcosa che comunque sia sempre pronta ad accettare la "liquidità" della società post-moderna e del relativismo imperante ... (forse non chiarisce, ma poco importa, fa anche bela figura).
Meditate quindi. Programmate la vostra attività, in una prospettiva temporale lunga ed articolata. Fatelo ogni giorno e tenete ben presenti gli obiettivi che vi siete prefissati.

aloha

martedì 19 marzo 2019

Il pericolo della proliferazione delle case d'asta

Il pericolo della proliferazione delle case d'asta
Il caso degli USA e la piattaforma liveauctioneer.com



Girovagando nel web mi imbatto in un forum, un luogo di discussione online, per chi non lo sapesse, in cui un partecipante solleva il problema della grande quantità di opere false che si trovano nelle aste online. 

Va bene che uno potrebbe dire: "se acquisti un Iphone a 50€, te la sei andata a cercare" perchè diamo per scontato che uno sappia cosa è un Iphone, sappia cosa costa e quindi sappia che comprandolo a quella cifra non fa un buon affare, ma si prende un imbroglio per certo. Ma siamo sicuri che tutti sappiano cosa sia un dipinto? Quanto possa valere un opera d'arte?
Forse non è così, e comunque anche chi vende Iphone a 50€ dovrebbe essere fermato, così come dovrebbero essere fermati questi diffusori di imbrogli.

L'opera quì illustrata riproduce un lotto in asta. Viene dichiarata opera eseguita da Basquiat
La scheda lo definisce:

Jean-Michel Basquiat: Scull (sic)

Estimate $6,000 - $10,000

Quindi un opera potrebbe essere allettante in considerazione che la contesa viene dichiarata partire da

STARTING BID

$2,000.00
per poi arrivare a dire che, con un lungo giro di parole, a un osservazione attenta l'opera è nello stile.
Forse siamo di fronte a dei "falsi d'autore"? Ma questo non viene detto subito, lo si capisce solo ad attenta lettura. In ogni caso 2000$ per una copia non sono certo pochi.


Qui invece si viene ad offrire un nostro artista. Capogrossi, una bella carta.
Estimate $4,000 - $6,000
Una valutazione bassina, no? Ma si sa, sono affari che si possono fare oltre oceano, dove non hanno i nostri stessi punti di riferimento.
Il lotto riporta una lunga descrizione della storia dell'artista, ma non si dice se sia o meno un falso: controllate voi, sempre che il link sia ancora raggiungibile quando leggete.







mentre quest'opera è stata battuta in una casa d'aste italiana ... da notare che da noi ci sono anche riferimenti ad autentiche. Altra serietà. Una serietà che altri potrebbero non notare o giustamente valutare, visto che da noi la valutazione è 5 volte quella americana, una differenza notevole soprattutto se si pensa che l'asta americana parte da 500$
Questi sono solo due esempi, ma il sito è pieno di queste ... come definirle ... "patacche"?
Ovviamente non sarà tutto così. Magari si possono fare degli affari veramente, basta osare e arrischiarsi: osare magari  per avere un De Chirico come questo per poco più di 3000euro:
da notare la stima che sarebbe equa per un opera autentica, e che induce a credere nell'autenticità della stessa, la base d'asta, che induce a credere nel grande affare, e nella descrizione che in maniera casuale dichiara che l'opera non è di De Chirico.
Tutto questo all'insegna della libertà di mercato ... Poi parlano male della Cina e della violazione dei diritti sulla proprietà intellettuale. 

sabato 19 gennaio 2019

La formula magica

La formula magica 

Un algoritmo per il calcolo delle probabilità di successo 



Recentemente, per strane circostanze, mi è stata formulata una domanda particolare: individuare degli artisti che potenzialmente potessero avere successo tra i venti e i cinquant'anni a venire. Un lasso di tempo ampio a sufficienza per poter far ricadere un numero di variabili di grande rispetto. Qualcosa che comporta le difficoltà collocabili tra il ritrovamento dell'ago nel pagliaio e il caos l'individuazione dell'origine della materia oscura.
In un primo momento ho cercato di evitare di dare una risposta adducendo l'ovvia impossibilità.
Poi, a mente fredda e più rilassato, ho cominciato a riflettere sul problema.
Sicuramente un metodo scientifico, che tenga in conto dei vari fattori concorrenti alla realizzazione di un successo artistico, si potrebbe anche trovare. Si tratta della "sfida delle sfide", l'apoteosi del criterio scientifico nella razionalizzazione dei processi rappresentativi della società moderna.

Così cominciai a pensare a come fare per predire se un artista sarà famoso.  Come individuare le caratteristiche vincenti? Che importanza attribuire ai fattori in gioco? Quali interazioni tra essi?

La domanda d'acchito mi ha evocato l'incubo dei luoghi comuni che mi hanno assillato per tutti questi anni: "sono cavalli vincenti" gli artisti della mia "scuderia". Tutti cavalli di razza perchè sono artisti emergenti ...

Quante metafore stupide ed ippiche. Mi sono sempre domandato perchè quei riferimenti all'ippica venivano sempre tirati in ballo, sia per il successo che per l'insuccesso (il "meglio che si dia all'ippica" è sempre presente).
Pressato dal fare un pronostico, non avendo sesti sensi da utilizzare, non possedendo doti divinatorie, ho iniziato a riflettere. Il tarlo della curiosità mi ha spinto ad affrontare il problema.
Lungi dall'aver trovato risposte, ma gli spunti di riflessione mi si sono palesati in tutta la loro incredibile evidenza.
Non è credibile che il successo sia il frutto di una conversione di massa del pubblico che porti alla fede cieca nel valore dell'artista. Condivido l'opinione di Bauman che relega al puro folclore il fatto che il successo sia un dono del Fato.
"«Essere scoperti» dal Fato, incarnato da un protettore di quelli che contano o da un brillante mecenate in cerca di talenti finora non riconosciuti, o semplicemente non apprezzati come dovrebbero, è stato un motivo molto frequente nel folklore biografico di pittori, scultori e musicisti fin dalla fine del Medioevo e dall’inizio del Rinascimento. "
Fatta salva la mia opinione che il successo sia il frutto di un duro lavoro inserito in quello che Sartre ebbe a definire"progetto di vita", si devono comunque mettere in evidenza quei "segnali" per tracciare il percorso più breve per raggiungere la meta.

Da esterno, e non parte in causa, individuo solo i fattori. Ma questi possono essere presi dagli aventi causa (gli artisti destinatari di questi consigli), in strada per il successo o in procinto di intraprenderla, come dei segnali da utilizzare per tracciare il percorso.
Credo che ognuno, sulla base delle proprie valutazioni, debba trovare i fattori che considera più validi partendo dalle biografie degli artisti che la fama l'hanno raggiunta e dalla realtà contingente in cui è immerso. Quella realtà di cui ha esperienza e con cui deve fare i conti. Gli elementi ci sono tutti, sono sotto gli occhi di tutti; bisogna  solo individuarli e se sono ostacoli rimuoverli e se sono fattori positivi coltivarli.

Mi piacerebbe avere un confronto con i diretti interessati, quelli cioè che intraprendono la strada e non vogliono limitarsi ad aspettare il volere del Fato.

Già ho invitato a leggere i consigli di King dove si parla di quello che c'è da fare, o i consigli di altri grandi di successo. Ma questa nuova impostazione solleva tanti nuovi argomenti. Alcuni di questi, già messi in evidenza in altri post che trattano aspetti più reconditi, dovranno essere individuati e valutati con il giusto peso.

Una possibile elencazione di fattori

Gli elenchi sono sempre un buon punto di partenza.
Il termine "possibile" sottintende la non esaustività, né certezza che siano i principali elementi costruttivi dell'algoritmo che guiderà il possibile calcolo probabilistico, o gli elementi su cui lavorare per migliorare la propria posizione se siete dei produttori.

1) Ambiente: in cui si forma e in cui opera l’artista.
2) Originalità/attualità: grado di innovazione nella forma espressiva e grado di innovazione nei contenuti.
3) Età: misura del tempo che rimane per conseguire i riconoscimenti e misura del tempo consumato per raggiungere la posizione occupata.
4) Capitale economico: proprio o di terzi che consenta all'artista il proseguimento del proprio lavoro con serenità di spirito; che consenta investimenti adeguati nella produzione di opere; che consenta adeguate strategie di marketing, che vanno dall'organizzazione di mostre al finanziamento di rapporti sociali in un territorio più o meno ampio.
5) Geolocalizzazione: ovvero il luogo in cui è stabilmente o temporaneamente. Provenire ed operare in un determinato territorio può essere più o meno premiante o penalizzante. Il valore del territorio non è costante nel tempo e può essere soggetto a rivalutazione storica o, viceversa, ridimensionamento. Per esempio Parigi e la Francia durante i due secoli scorsi, gli Stati Uniti nel secondo dopoguerra e i paesi emergenti oggi, come la Cina, che risultano delle enormi incognite. Per quanto riguarda il nostro territorio nazionale tali considerazioni valgono, seppur in maniera meno macroscopica e più articolata.
6) Socialità: alcuni segmenti della società partono in salita, altri in discesa. Per l’artista determinare dove è collocato e come poter modificare la propria posizione è una questione importante. Spesso il successo dipende da condizioni sociali e dalle relazioni che ne conseguono. Raggiungere determinate persone e il modo con cui questo contatto avviene risulta cruciale nel raggiungimento degli obiettivi. Così come è discriminante l’appartenenza a determinate categorie particolari caratterizzate da orientamenti sessuali, religiosi, politici. Questi fattori possono aiutare od ostacolare il raggiungimento degli obiettivi.
7) Preparazione culturale: l’artista intellettuale è sempre stato un personaggio in grado di conquistarsi i favori di alcuni segmenti della società. La cultura in generale può essere fonte d’ispirazione e sostegno delle proprie tesi estetiche.
8) Carattere: la stabilità emotiva può essere un fattore determinante, così come la determinazione e l’autostima. Gli aspetti caratteriale dell’artista possono essere fattori molto determinanti nella sua ascesa al successo. Possono favorire od ostacolare la sua carriera. Esempi che comunque contraddicono la positività o negatività di un determinato aspetto caratteriale ci sono in abbondanza nella storia dell’arte, ma dobbiamo comunque tenere presente che questi vanno considerati anche nel più ampio quadro di relazioni interconnesse a tutti gli altri fattori da tenere presenti. Forse l’unico aspetto caratteriale indipendente, generalizzabile e determinante, potrebbe essere la “determinazione”.
9) Padronanza tecnica: un fattore da non sottovalutare, anche a fronte di un procedere concettuale prevaricante: la tecnica. La percezione del pubblico su questo fronte nell'accettazione dell’opera è fondamentale.
10) Legami storici: l’artista, per quanto operante “quì ed ora”, deve avere solide radici impiantate nella storia dell’arte, soprattutto recente. L’individuazione della categoria d’appartenenza o l’apparentamento ad una scuola di pensiero costituiscono punti di forza che agiscono sul pubblico in maniera inconscia e sulla critica in maniera conscia e determinante nella sua collocazione e gradimento.
11) Appartenenza di genere: le distinzioni di genere vanno fatte. Purtroppo l’appartenenza di genere è un fattore di forte discriminazione. Il mercato dell’arte è dominato pesantemente dal genere maschile. Solo da pochi anni si assiste ad una apertura nei confronti delle donne, anche se sul fronte produttivo e, sopratutto accademico, sono il genere prevalente in termini numerici.

12) Capitalizzazione nomea: con capitalizzazione nomea si definisce la quantità di fama acquisita tramite l’attività artistica e/o la diffusione del nome tramite marketing. Quello che va messo subito in evidenza è la correlazione di questo fattore con l’età o meglio con il suo inverso che potremmo definire “orizzonte temporale ” inteso come quantità di tempo rimanente per il raggiungimento del successo.

Dodici punti, degli innumerevoli, che possono comporre la realtà oggettiva in cui l'artista è pregno. Dodici punti il cui peso andrà determinato, Dodici punti da incrementare di sotto-punti forse, oppure di accorpare in quanto inutili ripetizioni o sfaccettature ininfluenti ed assimilabili ad altri.