martedì 21 maggio 2019

Long-term thinking

Non la conoscevo E ora la conosco. Si tratta di una fondazione. Una fondazione che pensa in grande e in lungo. Pone le basi stesse della civiltà umana per i prossimi 10.000 anni, o almeno ci pone davanti alla costruzione oggi di un domani che non sarà certamente nostro, nè di quello che noi attualmente conosciamo.
Una cosa ambiziosa se si pensa ai piani quinquennali dell'Unione Sovietica o della Cina. Ars Longa vita brevis dicevano gli antichi. Ora c'è qualcuno che questo detto l'ha preso alla lettera e sta programmando un nuovo umanesimo in un lasso di tempo ben più lungo della sua stessa vita e della vita stessa delle Nazioni e della società che noi conosciamo.

Chi mi ha fatto conoscere questo ambizioso progetto è un artista geniale: Brian Eno.
Dopo essere stato uno dei leader del gruppo Roxy Music, siede oggi nel board di una fondazione che si pone come obiettivo il miglioramento della società in cui si vive e in cui, soprattutto, si vivrà in futuro: The Long Now Foundation 
Un approccio veramente rivoluzionario, visto che noi viviamo in una società fondata prevalentemente sul concetto distorto di "qui ed ora", dove il "qui ed ora" non è quello di Alan Watts,  ma è prevalentemente inteso come una soddisfazione immediata di un bisogno egoista ed egocentrico. Oggi prevale una forma di opportunistica interpretazione del "qui ed ora" che non permette di  vedere le conseguenze delle proprie azioni proiettate nei tempi futuri. Vivere l'oggi per l'oggi è comodo anche se miope.
La fondazione si pone quindi degli obiettivi di grande rispetto ed ambizione. Farci pensare a lungo termine significa molte cose.

Se  il monito precedentemente dato poteva essere visto come un presuntuoso eccesso estenderlo così tanto, ben oltre lo scibile umano, come si pongono Eno e compagni, è qualcosa di grandiosamente artistico, utopico, è deliziosamente condivisibile.

Lunga vita a The Long Now Foundation . Accettiamo di buon grado questi illuminati pensatori.

giovedì 16 maggio 2019

Oggi è il passato del tuo futuro


Arrivati ad una certa età ci si accorge di vivere nel futuro del nostro passato. Sembra strano che ad una certa età ci si ricordi quando innumerevoli cose che ci circondano, e che sono oggi date per scontate, erano solo fantasie degne della narrazione di visionari scrittori di fantascienza. La società oggi, oltre ad avere una forma strutturale ben diversa da quella del passato, ha una ricchezza di gadget

Dick Tracy - Wikipedia

e di oggetti evoluti di cui si è persa la memoria dell'archetipo  originario, primitivo, che li ha originati. Ci vuole una certa età per accorgersene, ma ci vuole anche una certa memoria, ed un motivo, per ricercarne forme e contenuti.


Ma quale è la misura di una certa età  che ci vuole per vivere nel futuro del proprio passato?
Forse non si può dare una quantificazione certa a ciò: dipende da cosa si prende come riferimento del cambiamento. Un conto è la tecnologia, un'altro è l'arte, o l'estetica. Tutto cambia. "Pata rhei". Se uscissi ora con lo scontato e mai abbastanza ascoltato "Ars longa vita brevis" le reazioni potrebbero essere delle più disparate: qualcuno toccherebbe legno o ferro, qualcun altro scrollerebbe  le spalle con uno sbuffo, qualcuno lancerebbe uno sguardo di compassione. Così mi fermo qui, pur non credendo di aver esaurito i luoghi comuni sull'argomento, ma accontentandomi di aver detto abbastanza per inquadrare il problema del presente in termini di memoria, solo per introdurre il concetto di presente come prodromo del futuro, di cui il titoletto del post.

Ora potrei anche uscire con un'altra serie di pistolotti e luoghi comuni del tipo: "chi ha tempo non aspetti tempo" e così via, ma altri consigli, certamente migliori del mio,   sono stati dati in questo blog prendendo a prestito le esperienze di alcuni grandi come:
Stephen King,
Patti Smith,
David Byrne,
Carlos Cruz-Diez,
Yayoi Kuysama,
Marina Abramovic,
Ma sentendomi in obbligo di dare qualche altro consiglio a quanti hanno la pazienza di leggermi, esco con una paternale: "chi ha tempo non aspetti tempo".
Ora non aspettatevi un'altra caterva di luoghi comuni per sottolineare il concetto di "oggi" relativo al futuro. Spero non ci sia bisogno di proverbi, anche perchè vorrei andare un po' più in profondità; e  per farlo vorrei ricordare il concetto ben espresso da Sartre con il suo "progetto di vita".
Quello di "progetto di vita" è un concetto affascinante e degno di riflessione quotidiana per tutti. Tutti infatti dovrebbero pensarci almeno cinque minuti al giorno, magari la mattina, momento in cui ci si guarda allo specchio impastati dal sonno, un sonno che sia quel sonno proprio dei "giusti", o quello "ristoratore" non importa; oppure, se non siete allodole ma usignoli, i cinque minuti li potete trovare prima di abbracciare Morfeo. Sarebbero i cinque minuti meglio spesi della giornata, proprio quelli sottratti alle orazioni, che nella nostra società laica sono rimaste appannaggio solo di pochi, che tra le altre cose vengono guardati con diffidenza dai più. Sarebbe una meditazione materialista e poco mistica, ma altrettanto utile.
Si tratta di inserire, insomma, le nostre azioni nel quadro di un progetto più o meno strutturato, un qualcosa che non sia una vanvera. Dovrebbe essere un progetto composto di sotto progetti e che che viene a comporre a sua volta un macro progetto, che in qualche modo si compone del nostro personale e dei personali progetti di altri che lo incrociano, lo condividono e ne partecipano modificandone forma, percorsi relazionali e strategie, ma tenendone presente l'obiettivo finale. Quello per cui tutte le nostre azioni prendono senso e possono giustificare la nostra esistenza.
Una progettazione a blocchi, per dirla con una analogia informatica della programmazione a blocchi, se vogliamo vederla con un'immagine attualizzata. In qualche modo qualcosa che ha a che fare sia con la logica booleana che l'insiemistica. Qualcosa che comunque sia sempre pronta ad accettare la "liquidità" della società post-moderna e del relativismo imperante ... (forse non chiarisce, ma poco importa, fa anche bela figura).
Meditate quindi. Programmate la vostra attività, in una prospettiva temporale lunga ed articolata. Fatelo ogni giorno e tenete ben presenti gli obiettivi che vi siete prefissati.

aloha