lunedì 26 ottobre 2015

Muse e sciovinismo.

Come mai il panorama artistico è affollato di uomini e non di donne? Nonostante le accademie siano affollate di studentesse, così come i licei artistici, i nomi che riempiono i musei e i cataloghi delle aste sono quasi esclusivamente maschili. 
Forse succede perché in una società sessista, così come succede nel mondo del lavoro, nella politica e nell'amministrazione pubblica, anche il mondo dell'arte non è esente da questo fenomeno. Ma in questo settore le percentuali sono addirittura paragonabili a quelle del medio evo e non quelle post suffragette e post femminismo.


Una spiegazione poterebbe essere nella mitologia, anche se le Muse non si sono mai occupate dell'arte figurativa (allora non la si considerava arte nonostante Fidia). 
Dopotutto le Muse sono donne e per loro natura gelose e dispettose. Pertanto é probabile che i loro sortilegi cerchino di avvantaggiare la virilità piuttosto che la femminilità. Ma queste figlie di Zeus e di Mnemosine possono veramente avere influenza ancora a distanza di Migliaia di anni?
Forse dovremmo cercare in epoca più recente e laica una spiegazione. Magari nell'ispirazione, la sua origine e il suol sviluppo. 
Nella psiche dell'artista nel ruolo ispiratore troveremo spesso delle donne a tirare il carretto del maschio alfa. Avrebbe potuto Modì creare qualcosa di decente senza la sua Jeanne? Sicuramente il sentimento lo ha aiutato e, a vedere certi risultati non poco. Ma comunque non possiamo solo attribuire a gli ormoni la spiegazione di tale fenomeno. Non tutto appare conseguenza dell'influenza di Eros e quindi la mitologia ancora una  volta non basta e viene contraddetta.
Pollok, ad esempio non credo abbia fatto quello che ha fatto sotto l'egida attiva di queste figure arcane.  .... O no?
Forse, sotto sotto, anche lui, carico di testosterone ....

Ai posteri ardua sentenza potremmo dire per concludere qualcosa che è sconclusionato ma che parte da una domanda lecita in cerca di risposte.
Ma non dimentichiamoci di Baselitz: Women cannot paint well
Secco ed esplicito, sostiene lui.









mercoledì 21 ottobre 2015

Non giudicare


Talmud e Vangelo dicono la stessa cosa. Spesso ci si trova davanti ad uno specchio e giudichiamo noi stessi credendo di giudicare altri.
Nel campo artistico questa equivalenza assertiva, o gioco delle parti che dir si voglia, si presta a numerose riflessioni. Alcune più semplicistiche, altre più complesse.

Iniziamo a giudicare.


Però noi dobbiamo giudicare, e farlo in continuazione. Soprattutto, gli artisti e i creatori in genere lo devono fare. Prima di tutto giudicare se stessi e poi gli altri. Confrontarsi criticamente; riconoscere, ammirare il talento degli altri. Al limite è concesso, anche se non consigliato, invidiare il talento degli altri.
Maturare un senso critico per poter migliorare quanto si crea, questo è l'obiettivo che consente di progredire.
Mai smettere di imparare. Quando non si impara più non si è "arrivati", si è solo "finiti". L'artista così imita se stesso, ammira se stesso e implode in se stesso. Chi è veramente grande guarda sempre fuori. Cerca sempre qualcosa di nuovo da imparare.


giovedì 15 ottobre 2015

Consigli per artisti

Nel 1952 Frank O'Hara dispensava nella su a New York, Beat fin nel midollo, alcuni saggi consigli per poter "emergere".


Se siete artisti emergenti, e se avete un animo Beat potreste provare a seguirne qualcuno. Non tutti certo, ma così incrementerete la vostra creatività.


COME PROCEDERE NELLE ARTI.


I. Studio particolareggiato dell'atto creativo.


1. Svuotati completamente.
2. Pensa a cose remote.
3. Sono le 12.00. Prendi l'adulto e buttalo fuori dal letto. Bisognerebbe lavorare con tutto comodo, sai, solo quando non c'è altro da fare. Se a letto con te ci sono altre persone, dovresti dirgli di prendere il largo. Non puoi lavorare con qualcuno tra i piedi.
4. Se sei del tipo che pensa a parole - dipingi!
5. Pensa a un grande colore - chi se ne frega se ti chiamano Rothko. Libera il fanciullo che c'è in te. Liberalo.
6. Li senti quando dicono che la pittura è azione? Noi diciamo che la pittura è la timida valutazione che i leoni danno di te.
7. Dicono che non ci dovrebbe essere differenza tra le tue pareti e il tuo lavoro, ma non È che una debole previsione del futuro. Sappiamo che è l'io a fare davvero la storia, e se non È così, non sono affari tuoi.
8. Dicono che la pittura è azione. Noi diciamo ricorda i tuoi nemici e coltiva anche il minimo insulto. Presentati come Delacroix. Quando te ne vai, distribuisci i tuoi pastelli umidi. Sii pronto ad ammettere che la gelosia ti stimola più dell'arte. Dicono che l'azione è pittura. Bè, non è vero, e sappiamo tutti che l'espressionismo si è trasferito in periferia.
9. Se ti interessano le scuole, scegline una interessata a te. Piero Della Francesca è dalla nostra quando dice: (Le scuole sono per i fessi). Siamo troppo confusi per decidere il giusto modo di prenderla. Comunque, questo è quanto abbiamo osservato: buone o cattive, le scuole sono compagnie di assicurazione. Entra nei loro uffici e ti farai una posizione. Possiamo disprezzarli finché vuoi, ma i preraffaelliti qui sono e qui restano.
10. Non limitarti a dipingere. Diventa un uomo di successo a tutto tondo come Baudelaire.
11. Ricorda di disprezzare i tuoi insegnanti o, se è per questo, chiunque ti spiattella le cose sulla faccia. È fondamentale. A questo punto, per esempio, dovresti aver stabilito che noi orientali comunisti ed ebrei siamo un'assoluta perdita di tempo. Questo ti aiuterà nella vita, e noi diciamo (la vita prima dell'arte). Tutte le altre posizioni sono sprofondate nel noioso pantano della dedizione. Nessuno dipinge per scelta.
12. Se non ammiri nessuno dei pittori precedenti, dipingi tu stesso due volte tanto e finirai presto per sostituirlo.
13. I giovani vogliono bruciare i musei. Noi ci siamo dentro - come la mettiamo? Meglio distruggere gli odori dello zoo. Come facciamo a dipingere elefanti e ippopotami? Abbraccia la borghesia. Sono cent'anni che digrigniamo i denti e non ne possiamo più. Di cosa dovremmo riempire le grandi tele vuote in fondo alla grande mansarda vuota? Perché tu hai una mansarda, vero?
14. È il fascino dell'orrido a ossessionare il giovane pittore? Sono le convenzioni ad assediare le tumultuose cittadelle dell'immaginazione? Non abbiamo la nausea di sincerità? Noi ti diciamo: drizza e schizza - fotti e fottitene. Ti stiamo dicendo di cominciare. Comincia! Comincia da dove vuoi. Fosse pure nella gola di quella stronzona di tua madre. Ok? Che ne diresti di spiaccicare qualche gocciolina rosso- arancione sull'insopportabile condiscendenza quotidiana del tuo insegnante? Inventati qualcosa che sgonfi un po' dei palloni semantici più noti; brancolamenti, essenza, pittura pura, mancanza di spessore, catalizzatore, grumo, e dì un po', che effetto ti fanno titoli del tipo (Innscape), (Notti e Periferie Norvegesi), (Nø 188, 1959), (Hey Mama Baby), (Mondula), o (Natura Morta con Naso)? Anche se il quadro è piccolo, diciamo centottanta per due e settanta, È pur sempre un inizio. Se poi è grosso come un francobollo, chiamalo collage - ma comincia.
15. Se tenti un quadro nero, sappi che la verità è bellezza, ma la merda è merda.
16. Se tenti un quadro figurativo, considera che non c'è distorsione che faccia sembrare un quadro più disinvolto. Dobbiamo convincerne gli altri prima ancora di riconoscerlo noi stessi. All'inizio, l'identità È un sogno. Alla fine, è un incubo.
17. Non essere nervoso. Tutti noi pittori odiamo le donne; sempre che non odiamo gli uomini.
18. Odia gli animali. Con loro la pittura ha chiuso.
19. Quando sei alle prese con le astrazioni, astieniti, per quanto puoi, da simbolismi personali, a meno che non miri al pettegolezzo... Lo sanno tutti che la grandezza conta.
20. Quando ti chiedono dei vecchi maestri, non trascurare mi raccomando le tue teorie sui cambiamenti culturali e su come l'esistenza di un'opera d'arte sia solo una parte minima dell'immaginazione umana. I greci hanno colorato le statue, gli spagnoli hanno macellato i tori, i tedeschi hanno inventato la hasenpfeffer. Noi sogniamo, e agiamo sperando impazienti nella fama senza fatica, nell'ammirazione senza contratto, nel sesso con erezione. I nigeriani odiano a morte i negri.


Saggezza d'altri tempi ...

ma non finiscono qui i consigli.


2. Lavorare al quadro.

Come dovrebbe fluire l'atto creativo.


1. Ora hai un quadro. La mansarda è tranquilla. Della realtà sei stanco da mesi - la realtà legata alla pittura, si intende. La New York School è un dato di fatto. Magari questo quadro darà l'avvio a una scuola in un'altra città. Hai cominciato - e ora vai col verde SENZA ALCUN NESSO - sì, così. Dobbiamo assicurarci che nessuno ti accusi di una facile relazione univoca con gli oggetti e i manufatti della cultura. Sei la cultura del cambiamento e il cambiamento della cultura - non so se ti rendi conto della padronanza esaltante della situazione. In un certo senso, sei proprio il pittore rinascimentale che meno ammiri. Dopotutto, sei moderno abbastanza per tutto questo, no? Non essere sentimentale. O vai avanti col quadro o lo lasci perdere. E' troppo tardi per ricavarne un collage. Se sei a corto di idee non vergognarti; significa solo che il quadro è finito.
2. Compaiono i colori. I suoni della vita quotidiana entrano, come un pomodoro fatto a fettine, nella vasta regione del panno bianco. Ricorda, non ci sono telecamere a registrare. Della scelta che fai rispondi davanti ai tribunali della città. Uno ne risulta influenzato o infettato. Che lavori a fare? Non gliene frega niente a nessuno. Né ora né mai. Ma Michelangelo si è appena rivoltato nella tomba. Ha la fronte corrugata e tu, come quei fiorentini ottusi, lo accusi di omosessualità. Lui comincia a tornare nella sua posizione, ma non prima di ritrovarti ai suoi piedi, implorando il formaggio che ha tra le dita.
3. A questo punto esci a farti un panino caldo al pastrami e vicino ordinaci fagioli e una bottiglia di birra. Tasta la cameriera, o, se preferisci, il cameriere. Ora torna alla tua tela - rinfrescato e rinvigorito.
4. Michelangelo??? E poi a chi piace il formaggio? Chiama un amico al telefono. Non sollevare mai la cornetta prima che il telefono abbia squillato quattro volte. Dilungati sul tuo recente fallimento. (Ah, a proposito, ti deprime? Bé, ogni generazione ha i suoi problemi). Comportati come se nel tuo lavoro ci fosse continuità, ma se non c'è, è perché quella posizione è davvero più grande. Fai presenti le connessioni tra te e Picasso che al mattino dipinge un quadro cubista, dopo pranzo fa un disegno alla da Vinci e prima dei cocktail ricava una tela Sturm und Drang' dall'oeuvrè di Bone Surrel. L'elemento di continuità è il suo io.
5. Ti senti abbastanza indaffarato? Indaffarato davvero. Se hai avuto tempo per pensare, non ne verrà fuori un buon quadro. Prova a invertire tutte le relazioni. Vedrai che si formeranno dei fossi dove prima c'erano dei dossi. Se non altro sarà divertente, e il divertimento è l'alba del Genio.
6. Se sei a metà giornata, comunque, rinuncia a usare la terra d'ambra al posto del blu di Prussia. L'imitazione è l'affermazione iniziale di un'anima appassionata; non è forse vero che James Joyce era in debito con Ibsen, come sappiamo dalle sue stesse parole (di nuovo sotto torchio, eh Ib).
7. In seguito, imita te stesso. Chi ti piace più di tutti in fondo? Non aver paura di infognarti in uno stile. La stessa parola stile ha un che di snob, e noi artisti non dobbiamo dimenticarci con chi abbiamo a che fare.
8. Affina la tua esperienza. Ora cerca di ricordare l'ultima idea che ti ha interessato. L'amore non frutta che dolore, e tende a disperdere i sentimenti più importanti. Lavora attingendo da una lattina di pittura verde. Pubblicamente ammetti la democrazia. Privatamente ruba i panni a tutti.
9. Se temi di avere per le mani un tour de force, stai attento a non sporgerti all'indietro. Certe volte è meglio sembrare forti che esserlo. Comunque sia, non dimenticarti del cuore... Ma forse ti portiamo fuori strada... Dimentica il cuore. Esser seri significa non trascurare niente. Se non riesci a sopportarlo hai buone probabilità di diventare un pittore.
10. Qualunque cosa succeda, non ti divertire. Se lo fai, tutto quello che tanto saggiamente è stato espresso è andato assolutamente sprecato. La vera natura dell'arte, contrapposta alla vita, è che nella prima (l'arte) bisogna essere un'autentica maschera di sofferenza, mentre nella seconda (la vita), l'intera scena dev'essere dominata solo da denti bianchi. Nell'arte piangiamo. Con la vita cantiamo.




L'amico Larry Rivers li ha seguiti e i risultati sono con i fiocchi.

Quasi mezzo milione di dollari.

Sicuramente non tutti riusciranno ad emulare tali risultati, ma la morale forse risiede nel vivere sempre tutto fino in fondo come fecero i Beat negli anni cinquanta: discutendo e vivendo senza pregiudizi la loro voglia d'arte.

mercoledì 14 ottobre 2015

Arte e moda

L'arte è quello che oggi sembra brutto e che domani sarà bello.

Ungaro, uno stilista che ha il senso della misura per quello che fa e rende omaggio all'arte, relegando la moda ad un fenomeno effimero e contraddittorio.
Ma forse si dovrebbe andare oltre ed applicare un principio di moda anche all'arte. Un concetto preso a prestito magari dalla statistica. Moda o norma che dir si voglia. Un fenomeno che attanaglia le scelte anche in campo artistico da parte dei più. Se andiamo a vedere dei fotogrammi, un filmato in time laps come si dice oggi, di quanto viene portato alle fiere o battuto nelle aste, a prescindere dall'aspetto economico, potremmo dire che il principio di Ungaro può benissimo venire applicato anche all'arte e, soprattutto, al suo mercato.
Trasformazioni del soggetto di desiderio, rispecchiano forse "la crescita culturale" delle persone o della società nel suo complesso? La sindrome di Stendhal ha cambiato ingredienti?
Sono dubbi che vengono e forse andrebbero approfonditi. 
Comunque la profezia di Ungaro ha sicuramente una portata che travalica l'aforisma che l'ha generata. Quanti sono gli artisti derisi in vita e che hanno avuto il loro riscatto post mortem? Ma anche quanti osannati in vita e altrettanto rapidamente dimenticati? Alcuni artisti si adeguano alle mode, altri le creano. Forse quello che importa maggiormente è essere se stessi e procedere ignorando e attentamente osservando. Due cose contrapposte in apparenza, ma che fanno parte del crescere e maturare. Fanno parte dell'apprendere e devono quindi essere dosate con sapienza e oculatezza.

lunedì 5 ottobre 2015

Fenotipi d'artista

Forse la classificazione fenotipologica della categoria umana identificabile come artista richiederebbe spazi e ambiti di approfondimento maggiori, ma credo che comunque qualche provocazione sia necessaria. Se non altro per permettere a qualcuno di rivedere le proprie posizioni.
Non voglio ora esaurire tutti i possibili aspetti catalogici, che comunque si basano su osservazioni parziali e faziose, ma vorrei parlare di due fenotipi di artista che mi hanno incuriosito. Credo ci siano due categorie deleterie di artista: il mitomane ed il mitofobo. 
Se la mitomania è una forma di comportamento ben nota ai più, la mitofobia rimane una caratteristica comportamentale meno nota, ma altrettanto, e forse molto più, deleteria. Se il mitomane, pieno di se, riesce in qualche modo a coinvolgere e convincere qualcuno della sua immensa grandezza, il mitofobo, con la sua smania di insuccesso, riesce sicuramente a convincere la totalità delle persone con cui viene in contatto della propria inadeguatezza.

Il mitomane rimane facile preda degli adulatori, mentre il mitofobo interpreta i complimenti come adulazioni e le critiche costruttive come condanne e stroncature.
Entrambi i fenotipi, alla lunga, sono destinati alla distruzione, anche se il mitomane, se ne ha le forze, con il suo entusiasmo può trascinare alla rovina abbastanza seguaci.

Una moderata ambizione è sicuramente quanto di meglio ci si possa aspettare da un artista desideroso di avere il giusto riconoscimento per il proprio lavoro.

venerdì 2 ottobre 2015

Arte e società





Quando si parla di storia dell'arte, tracciare un parallelismo tra arte e società risulta relativamente facile. Le difficoltà sorgono quando si affronta la contemporaneità. La contemporaneità, con la sua molteplicità di forme sia sociali che espressive riesce a creare ai più un certo senso di sconcerto.
L'azione del tempo, con il suo filtro, con la perdita e la selezione dei fenomeni tende a neutralizzare l'interferenza dell'osservatore sul fenomeno osservato, così che l'osservatore trovando una visione unitaria la oggettivizza.
Nel contemporaneo le idee sono tante e la confusione prende il sopravvento. I fenomeni in divenire scorrono fluidi e difficilmente si lasciano osservare.
Picasso dice bene "L'arte non evolve da sola, le idee dei popoli cambiano e con queste i modi di espressione", ma poi volge lo sguardo indietro e guarda il cambiamento dal punto in cui è arrivato e vede i fenomeni a ritroso. 

giovedì 1 ottobre 2015

Per una definizione di "anestetica" generale



L'alfa privativa è un prefisso che attribuisce il significato di mancanza di quanto è espresso dalla parola a cui è associato. Pertanto per definire anestetica bisognerebbe poter definire l'estetica e quindi ribaltare il tutto. Ma questo sarebbe un progetto ambizioso e fuori dalla portata di una rapida e superficiale trattazione. Pertanto mi piacerebbe portare a riflettere sulla sua possibile identificazione con la teratofilia imperante tra la fine del ventesimo e l'inizio del ventunesimo secolo.

Teratos= portentoso, mostruoso.

un tera = mille mliliardi



Non sempre il mostruoso coincide con brutto. Sicuramente non è cosa modesta o banale. Il più delle volte è eccessivo nella sua esagerazione.

La teratofilia di cui si parla è qualcosa che strisciando permea un po' tutti i settori. Non solo quello delle avanguardie artistiche, dove è più evidente, ma anche nella vita di tutti i giorni con le notizie che arrivano da giornali, televisioni, e soprattutto internet.
Il fascino che ci riporta bambini astanti al cospetto di cose maestose.



Nell'arte la teratologia sfiora l'osceno, lo lusinga, se ne avvale per auto promuoversi ed avere ragione d'essere.




Ma ancora non dobbiamo pensare ad una banalizzazione del giudizio di merito che lo identifichi con "brutto". No, cerca una propria identità, una propria categoria. Forse è il cucciolo che cerca di rendersi autonomo. Un qualcosa che nel prossimo futuro circolerà liberamente nelle nostre città e sarà la norma. Un mondo esagerato in se e per se. Un mondo dove il banale e normale viene bandito come fastidioso.  Buñuel vedrebbe così realizzato i sui film in 3d e plurisensoriali.

Se l'anestetica dovesse trionfare potremmo trovarci in un mondo costruito con case che oggi definiremmo bizzarre,



curiose,
incredibili.


Comunque alcune opinioni vengono dalla rete. Oliviero toscani per esempio
Esagerare, quindi. 

Andare l'oltre l'umano, in un mondo fantastico che sembra uscito da effetti speciali di un cinema decadente per contenuti ed esaltante per emozioni di immediata presa. 
Oppure ripetere e rendere la ripetizione un colpo basso alla sensibilità dello spettatore. Utilizzare qualcosa decontestualizzato, inanimato, morto, imbalsamato.
Chissà nei secoli a venire cosa verrà detto di questa nostra epoca così piena di contraddizioni e di eccessi.

Una raccolta di "eccessi" artistici la troviamo in un articolo dell' huffingtonpost.
Strano, osceno, inopportuno e di cattivo gusto potrebbero essere i primi giudizi. Ma forse si deve andare oltre nell'analisi e non vedere solo chi concepisce, ma anche chi avvalla guardando, plaudendo e dando spazio. Alcune cose della raccolta possono ancora avere un senso comprensibile, altre sono solo per conquistare la morbosità del pubblico.
Possiamo credere ancora alla funzione salvifica dell'arte difronte all'opera di Milo Moire?
.... Forse alla fine una salvezza potrà esserci.




Micro vs Macro


Molte volte guardando il lavoro di un artista ci si pone necessariamente una domanda: La ripetizione di una cifra è conseguenza dell'avvilupparsi del pensiero dell'autore in modo ossessivo intorno ad una idea originale, oppure siamo di fronte ad una ricerca della perfezione in un microcosmo mentale, comunque immenso, i cui confini non superano un punto ben individuato dall'artista?


Capogrossi per esempio. Il suo ripetere la forma.


Da dove potrà venire?
E di Morandi?

Potremmo ardire l'ipotesi di una sorta di meditazione?



Dei Mandala sui generis? Il raggiungere uno stato di pace interiore dopo aver dipinto l'ennesima natura morta potrebbe essere stato il vero motivo?
Solo un artista ed il suo operato può in qualche modo rispondere a questi dubbi. Noi comunque dobbiamo porci queste domande, non certo dare delle risposte. Anche se, a ben vedere, i maligni potranno pensar male e vedere delle ragioni economiche dietro le scelte ripetitive di un determinato soggetto da parte dell'artista, mentre le persone con un animo candido saranno più indulgenti nel giudizio e interpreteranno la cosa come una ricerca di perfezione.

mercoledì 30 settembre 2015

Darwinismo e produzione culturale



Darwinismo e produzione culturale



Si possono applicare le teorie di Darwin alle attività umane? e soprattutto alle attività culturali?

Certamente non è il caso di prendere queste parole troppo sul serio, anche perchè si correrebbe il rischio di essere tacciati di catastrofismo. Però una pulce nell'orecchio vale la pena metterla.

Tutto si potrebbe riassumere in una frase lapidaria: Chi non si adatta si estingue.

Ma adattarsi a cosa e come? Per le attività umane non è facile da capire. Se le specie animali per loro fortuna non devono riflettere troppo e si limitano a seguire il caso ed i capricci del proprio dna, per le attività umane non è così. Noi abbiamo in mano il nostro destino e anche se cambiano le condizioni ambientali, abbiamo la capacità di riflettere ed adattarci, ma soprattutto l'ambiente antropico viene adattato dall'uomo alle sue esigenze. Così è sempre stato. Le cose sono cambiate più o meno repentinamente sotto la guida stessa dell'uomo, e la vita intellettuale è continuata, anche se sotto forme diverse.
E questo fino ad oggi.
Forse le cose sono cambiate perchè la complessità ha superato la soglia che la trasforma in caos. Ed è proprio la natura caotica della natura (mi si perdoni il gioco di parole) che porta ad incontrollati ed incontrollabili cambiamenti dell'ambiente circostante.
L'estinzione è conseguenza di un eccessivo cambiamento o di una eccessiva lentezza nel cambiamento. In entrambi i casi si tratta di "eccessi".
La storia dell'arte, o meglio, la storia sociale dell'arte andrebbe rivista con attenzione per capire dove siamo e come muta l'ambiente e, di conseguenza, come muta la specie artistica. Un ambiente che per noi è ambiente sociale e la specie è una attività umana.
Pensiamoci e facciamolo con attenzione perchè da ciò dipende l'arte così come noi la intendiamo e soprattutto ne dipende la sua sopravvivenza.


martedì 29 settembre 2015

Modì, 10 novembre 2015

Il 10 novembre, dopo essersi aggiudicato il capolavoro,
 suggerisco al fortunato di fare subito un accordo con un museo per non sottrarlo al pubblico piacere. 
Fossi io chiederei una sala isolata dove poter accedere in qualunque ora del giorno e della notte per non perdere completamente la proprietà, ma accessibile al pubblico durante le ore di apertura del museo previo pagamento di un biglietto extra. Chiederei inoltre che i proventi di tale biglietto fossero destinati all'educazione artistica nella primissima infanzia. Così facendo, nel giro di un paio di generazioni si potrebbe mettere in atto quanto auspicato da Gillo Dorfles:
"Ci sarebbe tutto un lavorio da svolgere, a cominciare dall’educazione artistica e musicale dei bambini.
Ma siamo ai minimi termini da un punto di vista pedagogico. Comunque non bisogna rassegnarsi.
La forza della sensibilità estetica – senza barriere di generi e linguaggi e applicata al quotidiano – è indispensabile per contrastare la dittatura dello sgradevole". Uno sgradevole che ogni giorno ci assale in piccole e grandi cose


lunedì 28 settembre 2015

L'arte è espressione della propria epoca,





L'arte è espressione della propria epoca, sia nella forma che assume sia nei rapporti che ha con la società nel suo complesso.
La società moderna si è rapidamente evoluta aumentando esponenzialmente la propria complessità. L'arte, di conseguenza, ha dovuto sottostare ad un rapido mutamento nella dinamica produttore/fruitore. In questo delicato rapporto si sono inseriti una pluralità di soggetti, figli della propria epoca.
Senza voler scomodare troppo la storia, non è che sia passato molto tempo da quando il rapporto dei produttori era strettamente commesso con quello dei fruitori. Il rapporto committente ed artista, a ben vedere dista da noi solo pochi secoli. Il primo grande cambiamento lo si è avuto con Napoleone III e la sua idea di aprire il Salon des Refusés, aprendo ai borghesi l'opportunità di acquistare delle opere che non fossero strettamente accademiche e di far nascere una nuova categoria di intellettuali che divenne interprete e mediatore tra lo spirito dell'artista e l'intelletto del fruitore. Nacquero così un po' alla volta schiere di critici.
Oggi la situazione la conoscono tutti. Le categorie di personaggi legati all'indotto sono aumentate a dismisura: galleristi, mercanti, uffici stampa, curatori, giornalisti, blogger, video imbonitori, ambulanti in fiere, etc.
Tutto ciò non può che influire, non solo nei rapporti sociali, ma anche nelle forme che le opere assumono. L'ultima frontiera di questo caos è internet dove le immagini, le notizie e le idee circolano a livello planetario in un battito di click. Cosa succederà in futuro alla produzione artistica non è facile da ipotizzare. Forse si potranno presentare due possibili scenari contrapposti: omogenizzazione o pluralità di stili e linguaggi. Certo è che oggi si assiste a una forma di "esagerazione provocatoria", dove la provocazione si orienta in ogni direzione e l'esagerazione si inserisce in quel processo che sostituisce all'estetica la teratologia. Uno degli esempi più lampanti e garbati è la diffusione di immagini sui social network che si riferiscono a opere di "madonnari 2.0", maestri virtuosi del trompe l'oeil. Il fraintendimento diseducativo che internet amplifica e diffonde porterà sempre di più il pubblico a pretendere emozioni forti confondendole con quelle provate da Stendhal nella sua ben nota sindrome.


 esagerare quindi senza timore alcuno di essere criticati o squalificati dall'ambito delle arti figurative.

venerdì 25 settembre 2015

Come il bruco fa la seta

L'artista è per sua natura un lavoratore improduttivo, come lo ebbe a definire Carl Marx. Poi, per vivere, l'artista diventa mercante di se stesso e l'arte diventa merce.
Nel processo di mercificazione, con l'evolversi della società, sono intervenuti una pluralità di attori. Nei rapporti, nei ruoli e nelle specificità delle relazioni tra essi, si sono costruiti conflitti ed alleanze, mistificazioni e mitizzazioni. In tutto ciò, spesso, si vengono ad inserire comportamenti spregiudicati, opportunistici e si tende a dimenticare che, molte volte, tutti gli attori puri di spirito stanno lavorando per uno scopo comune ed il raggiungimento di un obbiettivo superiore.

martedì 7 aprile 2015

Sostegno all'offerta o sostegno alla domanda?

Lidia Ravera nella trasmissione condotta da Lilli Gruber ha perorato la necessità di finanziare l'offerta culturale come bisogno primario della società per avere una svolta e uno slancio per la crescita anche economica del paese. Citando l'operato di Roosevelt nel 1927 ha auspicato, senza peraltro notare le sostanziali differenze tra le situazioni dei nostri due paesi, che anche da noi si investa finanziando la produzione di beni culturali. Senza entrare troppo a fondo nella specificità della crisi americana e nella situazione della produzione culturale americana di quei tempi, si deve notare che negli Stati Uniti d'America non esisteva un arte nazionale se non sporadici frammenti di quello che oggi viene definito "american folk". Tutta la cultura veniva o si formava nel vecchio continente dove anche gli stessi americani andavano a produrre. Una mostra tenutasi a Torino sull'arte americana spiega abbondantemente la filosofia che presiedeva i criteri del finanziamento agli artisti.
Anche se secondo il sondaggio Ispo del 2008 gran parte degli italiani ritengono che l'arte contemporanea debba essere sostenuta, anche se non specificano come.


In ogni caso, perché qualunque sostegno all'offerta abbia un effetto reale a lunga durata, bisogna che ci sia un terreno fertile sul fronte della domanda in grado di recepire questa offerta, assorbirla, accoglierla, o, perlomeno, sopportarla.  Senza domanda qualunque offerta risulta sterile e, se non un inutile spreco di risorse, un frustrante esercizio autoreferenziale a rischio di nepotismi e vassallaggi di ogni genere.  Un seme nel deserto non fruttifera. Perchè possa germoliare prima si deve creare il terreno fertile per accogliere i preziosi semi della cultura.

Sempre secondo lo stesso sondaggio ISPO le persone interessate all'arte sono solo il 35%


Non sono solo i politici a pensare  che la cultura non si mangia, loro sono solo l'espressione del consenso popolare che loro stessi vanno cercando ed alimentando con "sparate" di questo genere. La gente esasperata mugugna contro tutto quello che crede essere spreco. Una politica incentrata sul finanziamento dell'offerta, intesa come produzione materiale di beni artistico-culturali, diventerebbe subito oggetto di forti critiche da parte di chi ha perso il lavoro e di tutte quelle persone, che sono tante e sempre di più, che non arrivano a fine mese arrabattandosi per la semplice sopravvivenza.


Io penso che si dovrebbe si spendere per la cultura, ma ribaltando il soggetto beneficiario dell'investimento pubblico. Vale a dire non più la produzione, ma la domanda. La domanda è la parte più difficile da sostenere, in quanto dispersa nella totalità della popolazione del paese, mentre è facile identificare un relativamente piccolo numero di intellettuali che possono essere sostenuti con una spesa relativamente piccola. Agire sulla domanda significa invece agire su moltissimi fronti ed in molti modi differenti. Una cosa che corre il rischio di diventare dispersiva e infruttuosa. Ma anche qui si potrebbe iniziare da piccoli passi in una direzione giusta. Una direzione che come tutti i viaggi a lunga distanza e lunga durata non permetterà di vedere risultati nell'immediato. Se si cerca il consenso è evidente che finanziare la produzione di un film o di uno spettacolo porta subito ad un risultato, qualunque esso sia lo si vede nel giro di poco tempo. Se si agisce sul fronte del pubblico, si deve aspettare che il pubblico "cresca", "maturi" e poi si potranno avere i frutti. Magari non si capirà che la realtà quotidiana è cambiata grazie a quelle azioni e quegli investimenti fatti anni prima ma sicuramente ci sarà qualcosa di permanente ed irreversibile.
Nell'immediato, comunque, agendo sul fronte della domanda si potrebbero creare posti di lavoro nel settore dell'educazione. La scuola continua a tagliare posti di lavoro e materie legate all'educazione artistica. Pertanto si potrebbe lasciare ad un connubio tra privato e pubblico l'onere di sopperire a questa lacuna. Anche le amministrazioni periferiche come i comuni e le regioni potrebbero benissimo collaborare in quest'opera di "educazione" che io preferirei definire incremento della "sensibilità artistica" della popolazione. 
Se cercassimo di diffondere "sensibilità artistica"  fin dalla primissima infanzia, non solo educheremmo i futuri cittadini a compiere scelte responsabili nel momento in cui saranno chiamati a prendere delle decisioni da adulti quando assumeranno i ruoli che gli completeranno, qualunque essi siano e a qualunque livello di responsabilità,  ma potremmo penetrare sin da oggi nelle famiglie e,  attraverso questi piccoli cavalli di troia,  spandere "sensibilità artistica"  nella popolazione adulta sin da ora creando quella domanda, quel bisogno, che si vorrebbe soddisfare e rendere bisogno primario.    

venerdì 24 luglio 2009

Il compito attuale dell'arte è di introdurre il caos nell'ordine. (Theodor Adorno)



Il compito attuale dell'arte è di introdurre il caos nell'ordine. (Theodor Adorno)


Prendendo spunto da questa lapidaria affermazione credo sia il caso di aprire una riflessione su gli aspetti più provocatori nel campo delle arti visive e sulle distorsioni che creano nel gusto del pubblico.


Elencare atrocità e perversioni perpetrate in nome dell'arte e della ricerca non è una faccenda che in qualche modo mi interessi, anche se mi piacerebbe fare una bella antologia che parta dai cadaveri esposti senza pudore mummificati chimicamente inertizzati in pose ridicole, ad altre installazioni o performance che vedono il corpo umano vivente praticare atti della vita quotidiana che di solito vengono relegati nello stretto ambito privato. Pertanto invito chi ne ha notizia di segnalarla.

Anche su questo c'è di che interrogarsi se faccia bene o male alla diffusione delle arti ed alla sensibilizzazione di un pubblico che si vorrebbe sempre più ampio.

giovedì 23 luglio 2009

Ma il mercato giova all'arte?

Un dilemma che potrebbe essere il centro di una lunga diatriba. Il mercato giova all'arte?



Sicuramente i produttori d'arte, per quanto nell'immaginario collettivo possono anche campare d'aria e di sogni, sono persone che in qualche modo devono pur vivere. E per vivere lavorare. Alcuni artisti fanno dell'arte un vero mestiere. La conseguenza è che per trasformare in danaro il proprio lavoro, devono necessariamente rivolgersi al mercato.



Da qui si deduce che il mercato giova all'arte.



Ma il mercato, nelle sue forme perverse, diventa un mostro fagocitante gli artisti o la loro memoria.



Prendiamo per assurdo un artista ormai scomparso. Prendiamo un mercato fiorente delle sue opere. Prendiamo un pubblico di acquirenti molto numeroso. Prendiamo un numero di opere molto basso. Prendiamo degli operatori.

...

Spero che qualcuno voglia finire da solo questo racconto perchè credo che alcuni abbiano capito dove si può andare a parare.

mercoledì 22 luglio 2009

Ars longa vita brevis

Ma quando muore un'artista?


L'arte dura a lungo ma la vita è breve. Ma quando muore veramente un'artista?

Potremmo dire che l'artista, come tutti, muore quando cessano le sue funzioni vitali, ma saremmo solo nella sfera dell'ovvio. Sarebbe forse più giusto dire che l'artista muore quando muore la sua arte, e l'arte muore quando il pubblico non si interessa più del suo lavoro. Lentamente ed inesorabilmente l'attenzione si sposta sulle opere di altri e nessuno si cura più di esporre, commerciare e proporre all'attenzione del pubblico i suoi lavori.


La vera lapide tombale potrebbe essere una semplice didascalia su una pubblicazione: "Anonimo del XX secolo".


Ma potete stare ben certi che l'immancabile diritto di seguito perseguiterebbe il possessore ancora per quasi un secolo.

martedì 21 luglio 2009

Grandi mostre in replica ed in tour? Perchè no?

Le mostre sono l'effimero. Durano qualche mese e poi muoiono lasciando pacchi di cataloghi nei Remainders, o al macero se vanno proprio male.

Altri settori dela cultura replicano, rieditano, distribuiscono nuovamente i loro prodotti. Soprattutto i prodotti più validi e che hanno reso maggiormente.

Ma le mostre?

Una mostra, quando è stata curata bene, con criteri filologici interessanti, è istruttiva, è godibile anche a distanza di anni.

Forse questa potrebbe essere una proposta provocatoria, e spero lo sia, ma mi piacerebbe vedere la mostra su gli anni trenta portata in qualche museo americano. Vedere quel bel catalogo tradotto in cinese e portato con armi e bagagli nel paese del sol levante.

Se all'estero capissero gli anni trenta, forse potrebbero apprezzare di più anche i nostri artisti contemporanei che da quelle ceneri si sono formati e che negli anni successivi hanno fatto passi da gigante.

lunedì 20 luglio 2009

l'arte è universale?

Se i filosofi si sono interrogati sull'universalità dell'arte, i mercanti spesso si interrogano sul provincialismo del mercato.
A guardare i cataloghi delle grandi aste, facilmente reperibili anche su internet, si dovrebbe pensare che l'arte sia una faccenda molto locale e che nulla si faccia per sprovincializzarla. Sono poche ed eccezionali le comparse delle star italiane sulla ribalta internazionale. Poi ci si domanda come mai l'arte italiana sia relegata, nell'immaginario collettivo estero, al rinascimento.

Se ci si preoccupa tanto di imporre il gusto italiano attraverso la moda e il design, perchè non si pensa anche a quelle forme di espressione visiva, che comunque, volenti o nolenti, hanno contribuito alla formazione a monte di quel gusto italico?

domenica 19 luglio 2009

E un chissene frega dell'arte non ci starebbe bene?

Racconto fantastico





ogni riferimento a fatti o persone è puramente casuale e non voluto.


:-(



Un artista debosciato, irriverente e molto arrogante muore giovane dopo aver vissuto una breve vita dissoluta ed intensa in compagnia di moltissimi amici con cui divideva tutto quello che riusciva ad avere.


Le sue pochissime opere rimangono chiuse per un lungo tempo tra le cianfrusaglie del castello della ricca zia che lo ospitava. Alcuni suoi amici sopravvivono a quel periodo di adolescenziale incoscienza e dissolutezza. Dopo molti anni e con le poche cose rimaste in mano ad alcuni collezionisti e galleristi illuminati, con l'aiuto di critici che in gioventù hanno frequentato le sue feste e condiviso la sua follia, pubblicano un libro, organizzano una mostra e creano un fenomeno. La mostra fa il giro del mondo. I più grandi musei se la contendono. L'artista scomparso diventa un eroe epico. Tutti ne parlano. Alcune sue opere compaiono in prestigiose case d'asta e battono ogni record di vendita. Le irriverenti opere diventano così uno dei più ambiti oggetti d'arte del momento. La ricca zia, che con il passare degli anni non è più così ricca e il castello si è mangiato in costi di manutenzione tutto il suo patrimonio, incalzata dalla domanda di commercianti d'arte di tutto il mondo, scende in cantina per fare un inventario. La confusione è tanta e i materiali abbandonati ridotti in qualche modo ad ammassi quasi informi lasciano intravedere pochissime opere finite, alcune iniziate, ma non finite, e tantissima materia prima. La zia, ricredutasi sul valore del compianto nipotino, incomincia una meritoria opere di catalogazione costituendo l'immancabile fondazione per la tutela e la promozione della sua arte. Detto e fatto. Migliaia di opere vengono archiviate, fiumi di soldi passano di mano in mano. Alcune opere non vengono archiviate. Fioccano le denunce e le querele degli esclusi, si lanciano strali, pettegolezzi e maldicenze. Avvocati che citano in giudizio, avvocati che resistono in giudizio, parcelle di periti che contro battono a periti, giudici a bocca aperta ad ascoltare dotte ed erudite argomentazioni sul modus operandi, sul materiale utilizzato nell'esecuzione, sula materia che canta e sull'emozione che esprime. La siae che pretende il suo giusto e meritato compenso per l'azione di mediazione obbligatoria, coatta ed irrinunciabile su diritti d'immagine e di seguito sul incremento di valore di opere la cui natura deve essere sentenziata ancora in cassazione.E l'artista? E il suo sorriso gioioso quando inzaccherato infilava con le mani tele in secchi pieni di colla e colore?





E un chissene frega dell'arte non ci starebbe bene?

sabato 18 luglio 2009

Paradossi del diritto di seguito

Con l'introduzione del diritto di seguito si potrebbe verificare una situazione a dir poco paradossale.
Essendo il guadagno proporzionato al volume di opere circolante, allora quante più opere recanti la firma dell'autore circolano tanto più l'avente diritto si trova a guadagnare.
Ma quando l'artista in vita non si è dimostrato un gran lavoratore? Quando questi invece di lavorare le sue otto ore in studio per produrre tanti capolavori ha preferito bighellonare con amici e compagni di sbronze tra una festa e l'altra? Quando il debosciato si è limitato a pochi sporadici geniali interventi in studio? Quando ormai logorato da questa vita intensa e brillante ha avuto la malaugurata idea di morire giovane? Come possono gli aventi diritto "tutelarne con profitto il genio"? Questo non è dato da sapere per certo. In ogni caso la la legge trova una tutela per tutti, o quasi.
Il diritto di seguito in questo caso potrebbe calmierare le ire dei "tutelatori di diritti" avidi nei confronti dei falsari.
Un facile assioma potrebbe essere enunciato così: "più falsi circolano più guadagna l'avente diritto". L'erede del debosciato fannullone si potrebbe trovare a guadagnare anche sull'opera non eseguita dall'autore. Si passerebbe quindi in una sequenza di ribaltamenti logico giuridici di ogni forma di diritto. Il falso in arte verrebbe ad assimilarsi, per certi versi, al plagio in letteratura. Infatti l'appropriarsi dell'opera altrui, definito plagio, porta un beneficio a chi appone la firma e non all'autore effettivo dell'opera. Così ora, anche in arte, l'opera falsificata e circolante a nome dell'artista potrà portare il beneficio economico all'artista stesso, oltre che al falsario. Inoltre, colmo dei colmi, il vero esecutore, il falsario, a questo punto non solo non verrebbe a percepire un equo compenso per l'opera da lui eseguita, ma addirittura risulterebbe essere la figura maggiormente sfruttata e mal ricompensata per l'uso del suo talento. Il falsario oscillerebbe tra il losco criminale ed il povero ammanuense espropriato del merito del proprio talento. E l'arte? e la cultura? ed i diritti degli ingenui che credono in un valore artistico più che a quello economico? E quanti hanno sostenuto l'artista acquistandogli le opere per permettergli di produrne delle altre per il bene della cultura? Concetti economici come inflazione, saturazione di mercato, occupazione di tutte le nicchie di mercato e la conquista di tutti i potenziali clienti, si adattano a produzioni industriali o a produzioni "industrializzate" di prodotti che industriali non sono. La tutela del consumatore in questi casi è optional.

venerdì 17 luglio 2009

la legge sul diritto d'autore aiuta le arti visive?

Una domanda che dovremmo porci tutti noi (e per noi intendo tutta la comunità che si riconosce nel valore dell'arte visiva) è questa:

la legge a tutela del diritto d'autore aiuta la promozione dell'arte?



Sicuramente gli intenti del legislatore sono buoni, ma siamo sicuri che gli effetti vadano come ci si dovrebbe aspettare?


Diritto di privativa sulla pubblicazione delle imagini, diritto di seguito sono normati in favore di un progresso delle arti o sono solo dei vincoli, dei lacci, delle forme di tassazione occulta il cui beneficio marginale non compensa i danni generali che provocano?


Un interessante dossier è stato fatto da Milena Gabanelli per Report:



Si parla di musica, ovviamente, una forma di proprietà intellettuale che genera ben più ampi spazi di mercato che non il settore delle arti visive.

A leggere l'intervento rimane, come sempre, l'amaro in bocca. Ma nel nostro settore potrebbe essere anche molto, ma molto peggio.

Basta riflettere per vedere che nel nostro settore alcune incongruenze ben maggiori della spartizione di una torta fatta da eredi di autori le cui canzoni non le sente più neanche un ottantenne possono generare danni immensi per gli utenti.

giovedì 16 luglio 2009

Quanti siamo?

Se mi leggete sicuramente vi considerate dei nostri.
Che siate artisti, galleristi, critici, giornalisti di settore, collezionisti, cultori della materia, commercianti, o semplici saltuari fruitori, siete dei nostri.
Ma quanti siamo in effetti? E quanto contiamo per le istituzioni pubbliche?
I grandi numeri se tenuti nascosti non servono a fare massa critica per ottenere visibilità ed attenzione.
Se consideriamo le code alle grandi mostre evento dovremmo credere di essere veramente in tanti. Se guardiamo il numero di iscritti ai licei artistici ed alle accademie d'arte e lo proiettiamo indietro per un lasso di tempo ragionevolmente lungo in considerazione della durata media della nostra vita, dovremmo essere veramente tanti.
Ma molte volte mi domando perchè ci consideriamo solo uno sparuto drappello poco significante e non meritevole d'attenzione.
Immaginiamoci.
Contiamoci.
Pensiamoci.

mercoledì 15 luglio 2009

Uno spazio dedicato a tutte le persone che amano l'arte

Con questo blog mi piacerebbe coagulare tutte quelle forze che in qualche modo vivono l'arte figurativa come un esperienza vitale.
Sempre più spesso appare che le arti visive nel loro complesso vengano emarginate da molti ambiti della nostra società.
Le pagine sui quotidiani locali e nazionali si limitano a sporadici accenni dei grandi avvenimenti. Sempre meno spazio viene dedicato dai media e di conseguenza sempre meno persone rimangono coinvolte da questa forma di espressione culturale.

Cosa fare?

Forse lanciare messaggi in bottiglia non è certamente la risposta più efficace, ma almeno la reputo un inizio.

Se leggete questo post, datemi consigli.