Spero possiate apprezzare i ricorsi storici e le perenni ripetizioni degli stessi argomenti.
Epoca Gennaio 1961 by GalleriaSchubert on Scribd
Non sono sicuro di come iniziare questa riflessione, dopotutto è un fenomeno ormai acclarato: le opere d'arte si fruiscono in molti luoghi. Alcuni di questi luoghi sono virtuali (web e televisione), altri sono reali, fisici, per dirla con un termine antiquato. Quelli chiusi da quattro pareti e un tetto o sono musei o sono altro.

Parlare di Biennale di Venezia può essere lungo e tedioso. Dire le stesse cose trite e ritrite è poco utile e defatigante. Mi si consenta però una lapidaria osservazione che è sintetizzata nel titolo del post: quest'anno l'ho trovata un po' Expo, e un po' Fiera Campionaria. Grazie al padiglione Venezia (credo si chiamasse così) ho potuto vedere uno stand, forse allestito dalla pro loco, con il meglio dell'industria veneziana. Un padiglione fieristico pieno di orgoglio di campanile allestito, probabilmente per ribadire che Venezia non vive solo sulle (alle) spalle del turismo, ma che se si mettesse di buzzo buono potrebbe fare da se il proprio piccolo PIL. Luxus lo chiamano. Lo sa bene chi per sbaglio si siede in piazza San Marco e prende un aperitivo seduto al tavolo senza guardare prima i prezzi. Ma questo si sa: un posto per turisti benestanti ... Ma che c'entra l'arte?
Si sa che i veneti amano il vino, ma perchè metterlo su una parete?


chiedeva all'arte di raccontare le virtù dei santi ed insegnare al volgo le sacre scritture. In tutti questi casi la pittura ha assolto egregiamente un compito di comunicazione sociale. Alla
nobile delle gesta eroiche di un paese: la celebrazione del potere, in definitiva.
Nel 1980 venne intervistato da Tommaso Trini con una lunga chiacchierata pubblicata poi nei "Saggi tascabili Laterza". Rileggendo queste pagine dopo molti anni non possiamo che constatare che quanto decretato allora come fatto storico, nel tempo si è rivelato essere una profezia alquanto veritiera. La sua era una visione storica da storico dell'arte. Tutto di lui parlava di Arte e l'arte era tutto quello che poteva interessargli. Ma quella sentenza suscitò all'epoca un coro di critiche o, tra i più blandi, di alzata di spalle. Quella che allora era una visione diacronica dell'evoluzione delle forme di espressione artistica, con una cesura netta che allora non mi convinceva, oggi la vedo come una profezia frutto di una cassandresca dote. Personalmente sono sempre stato propenso a concepire in modo sincronico l'evoluzione delle espressioni artistiche, sposando una sorta di darwinismo culturale, pertanto la diagnosi di Argan mi sembrava fuori luogo, ma oggi, andando per mostre, sfogliando i cataloghi d'asta e vedendo le fiere di settore mi devo ricredere.![]() |
| Otto Dix, Sylvia von Harden, 1926 |
![]() |
| George Grosz, Il funerale. Dedicato a Oskar Panizza, 1917-1918 |
![]() |
| Max Beckmann, Ricevimento a Parigi, 1931 |
Ma Alessandro è solo pregno di pessimismo tragico? Sarebbe poi così impossibile, secondo la sua visione del mondo, liberarsi da questa tragedia accentratrice nell'ego di tutte le energie vitali? forse non è così, dopotutto lui è un artista e produce quadri. Un dipinto, dopotutto, parla sempre di più cose. Molte di più di quanto l'immagine sembri riportarci. Le opere di Alessandro ci parlano di lui, del mondo in cui è immerso e che affronta ogni giorno; ci parlano delle immagini che lo colpiscono, che si trascina dietro anche quando chiude gli occhi, di come le ricompone in nuove forme, in nuove sequenze. Certo che le sue visioni del futuro sono degne delle più apocalittiche descrizioni orwelliane, o degli scenari opprimenti di Bradbury. Le sue immagini sono le "ipotetiche" elementari di un preoccupante oggi troppo silenzioso, dei moniti da tener presenti lanciati con la speranza di smuovere quel che rimane dell'empatia umana non ancora svuotata dalla freddezza dei mezzi di comunicazione indiretta di cui oggi ci circondiamo.
| “In a cloudy day” acrilico su tela 120x50cm |
